stato_scavi-3Gli scavi a Trinitapoli hanno inizio nel 1989 in seguito alla realizzazione di un tratto della fogna bianca. La scoperta di un grande ipogeo dell’età del bronzo segna l’avvio di una serie di interventi di scavo archeologico che, anno dopo anno hanno portato alla luce una delle più importanti aree santuariale della preistoria. Da allora ogni anno, per circa quattro o cinque mesi in media esperti archeologi e tecnici guidati dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, grazie ai finanziamenti del MIbact, hanno permesso di scoprire parti uniche di questa storia antica.

stato_scavi-2La portata delle scoperte ha reso necessaria e possibile la collaborazione con importanti enti scientifici e strutture universitarie che hanno contribuito a comporre un quadro più completo e organico degli uomini che vissero migliaia di anni fa in questo territorio: datazioni al C14 presso il CEDAD di Mesagne; analisi paleoantropologiche e paletnologiche in collaborazione con la Soprintendenza del Museo Etnografico Pigorini di Roma e le Università di Pisa e Bari; analisi del DNA sono in corso presso l’Università di Melbourne in Australia; tantissime sono state le collaborazione con le università di Roma, tel Aviv, la Sorbona di Parigi.

Negli ultimi quattro anni gli scavi stratigrafici si sono concentrati sull’ipogei del Fermatrecce, il più imponente, che hanno permesso di indagare compiutamente il dromos cultuale, il dromos funerario, gli stomia pertinenti ad entrambi gli ingressi e solo parzialmente la grande camera ipogeica. Attualmente sono stati individuati… inumati, e circa 60 reperti di corredo. La meticolosità dello scavo e la qualità scientifica del lavoro sono stati garantiti dalla professionalità di un team composto da figure con varie competenze scelto dalla Soprintendenza Archeologica per la Puglia: due archeologi, un antropologo ed un rilevatore/disegnatore. Le stesse figure necessarie per completare lo scavo dell’ipogeo.

stato_scavi-1Continuare e completare lo scavo dell’ipogeo dei Fermatrecce, che presenta un numero estremamente elevato di rinvenimenti di ossa umane ed animali significa avere la possibilità di apprendere interessanti dati antropologici dal campione umano. Inoltre lo studio, già affrontato largamente –e pubblicato- nel caso dell’importante Ipogeo dei Bronzi, ha dato modo di rilevare dati interessanti e di constatare la presenza di alcuni individui alloctoni, probabilmente di origine orientale, riscontrati, al momento dello studio, solo in alcuni siti della Sicilia e dell’Ellade, indicando quindi che oltre a scambi culturali vi fossero anche quelli di tipo genetico. Molti gli elementi indicatori di attività sotto sforzo, soprattutto negli individui maschili, o la presenza di fratture, ma anche segni di un adeguata alimentazione. Il campione umano dell’Ipogeo dei Bronzi è stato l’unico fino ad ora indagato. La possibilità di approfondire questi ed altri aspetti attraverso lo studio dei resti scheletrici e, preferibilmente anche, attraverso indagini paleobiologiche (ad es.: spettroscopia ad assorbimento atomico) colmerebbero in parte la lacuna di informazioni in nostro possesso, unendo e contrapponendo i dati con quelli già incamerati da precedenti studi. A questo si aggiunga anche l’importanza dello studio dei materiali ceramici e delle forme, nonché delle perle forate in ambra, faiance e pasta vitrea e dei diversi e vari corredi, che fornirebbero dati unici sulla fattura, il commercio e l’abilità di realizzazione di manufatti numerosi e, a volte, unici per il territorio Dauno.